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NEUROLOGIA - I LIMITI DELLA REAZIONE NEL COMBATTIMENTO

Ci sono limiti in tutto, ci sono attacchi che non si è capaci di schivare, né di parare, né di bloccare perché i limiti di reazioni possibili sono inferiori alla velocità dell’attacco. Esistono due modi di combattere.

Combattimento senza contatto è quello in cui ci si trova alla distanza di un braccio teso o di un passo più o meno lungo. È il caso delle arti marziali di mano, della boxe, della scherma.

Combattimento con contatto è quello in cui siamo in contatto con l’avversario con l’intermediazione dei nostri arti, afferrandolo come nel caso del judo e della lotta.

Le informazioni utili per combattere senza contatto, a distanza di un braccio o di un passo, vengono ricevute unicamente tramite il canale visivo. La distanza di un combattimento di un braccio varia a seconda dell’allungo, che a sua volta cambia secondo la taglia e la razza. Visto che la razza bianca è nella media, la differenza di allungo tra la razza nera e quella gialla può raggiungere i 20cm. Cosa che richiede di rettificare i tempi indicati dal 10 al 20%. Se c’è contatto può esserci un complemento di informazioni, ma l’occhio resta il mezzo elettivo di percezione per combattere nel corpo a corpo.

Sia per l’attacco che per la difesa (schivate, bloccaggi, contrattacchi) serve un processo occhio – decisione – azione che richiede un certo tempo. Per la difesa questo tempo è molto più lungo di quanto pensiate soggettivamente. Sapere oggettivamente quali sono i limiti di reazione ha impegnato molto l’ambiente schermistico internazionale. Sono stati definiti da ricerche molto sofisticate, che sono praticamente arrivate tutte agli stessi tempi (in ms:millesimi di secondo). Questi studi sono stati fatti su campioni che hanno riportato titoli olimpionici e mondiali.

Se attaccate come serve e quando serve, dopo aver VISTO che lo state attaccando il vostro nemico dispone solo da 350 a 400 ms per schivare o bloccare se si trova alla distanza di un braccio e da 700 a 1200 ms se si trova alla distanza di un passo. È un tempo di reazione molto più lungo di quel che vi serve per attaccare perché l’avversario deve vedere – decidere – agire dopo che avete iniziato l’attacco. Con una simile differenza di tempi è del tutto impossibile che il nemico riesca ad evitare il vostro attacco. E se non arrivate a toccare l’avversario, ciò significa che avete dato un pre - segnale all’avversario, permettendogli di anticipare e che di conseguenza…. Siete in qualche modo impossibilitati, più nella testa che nel corpo, o meglio che avete un insegnamento tecnicamente falso. Illogicamente, invece di cercare dov’è l’errore nell’attacco, il praticante ordinario si identifica abitualmente nell’avversario e di conseguenza va a cercare di perfezionare i suoi esercizi di bloccaggio o di schivata per fare bene quanto l’avversario. In questa identificazione c’è una sovrastima di sé (il mio attacco era perfetto!) e dell’avversario (E’ riuscito a evitare il mio attacco perfetto!). Detto in altri termini, questo tipo di praticante faticherà inutilmente e soprattutto perderà tempo prezioso, talvolta una decina d’anni senza cambiar niente in quella che è la causa dello scacco.

Un attacco senza pre - segnale non si può parare.

Fortunatamente, o sfortunatamente, secondo il lato in cui si trova, attaccare senza pre - segnale richiede una perfezione mentale che non è alla portata di tutti. Più si è motivati, più si è aggressivi o arrabbiati, o ancora più si è giovani, più si attacca con dei pre - segnali e con richiami importanti (del piede, del corpo, ispirando o fermando il respiro) o con segni appena percettibili (nel viso, negli occhi, col corpo che prepara). Lo spirito è di non partire DOPO che l’avversario ha preso l’iniziativa e arrivare PRIMA di lui.

Siccome il processo occhio – decisione - azione a certe velocità oltrepassa la visione, un giorno tutti abbiamo esclamato Non ho visto arrivare niente!. D’altronde, è su questo principio (insieme alla persistenza della retina) che il cinema e la televisione danno l’illusione del movimento ad immagini animate alla cadenza di 16 al secondo (per il vecchio cinema) portate a 24 immagini al secondo per evitare la variazione luminosa. Ebbene 1/16 e 1/24 di secondo è lento, si può facilmente essere più rapidi se non si attacca in modo bruto (pulsione rituale che rallenta l’azione). Chiudere il pugno per colpire causa una certa contrazione del polso e dell’avambraccio che rallenta considerevolmente la velocità dell’attacco. Questo fenomeno è stato studiato scientificamente. Dal momento che si è potuto stimare con precisione la velocità di una pallottola all’uscita della canna del fucile o di una pistola, allora pensate quant’è stato facile scomporre la velocità di un attacco di pugno. Curiosamente, quando il pugno è chiuso, si verifica un rallentamento notevole verso il luogo dell’attacco, mentre se la mano è aperta vi è un’accelerazione continua. Detto in altre parole, l’attacco a mano aperta più rapido che quello con il pugno chiuso.

In conclusione, ricordatevi dell’esistenza di velocità di attacco che praticamente nessun uomo è in grado di schivare o bloccare.

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